Pratico arti marziali dal 1966. Oggi insegno Kyudô,
il tiro con l’arco di tradizione giapponese.
Sembra tanto tempo. Tante cose si sono avvicendate. Tentativi
senza sosta. Dubbi e riprese. La mia vita si è svolta in
un mare di imperfezioni incessanti. Ma oggi posso dire di avere
risposto a una questione che mi ha accompagnato da sempre.
La questione
Un giorno mi chiesi quale differenza vi fosse – nella pratica
delle arti marziali, come anche in ogni altra attività
umana – fra l’azione, seppure abile, di praticanti
esperti ma la cui volontà è tesa al male e quella
di praticanti alla ricerca della vera etica e che hanno nel cuore
il desiderio di migliorare a favore del prossimo e della natura
dalla quale provengono.
La mia risposta
Perseverando nella tecnica corretta, la più bella, la più
semplice, si raggiunge un’azione di un’efficacia stupefacente;
ma solo gli individui che perseguono la vera etica, quella del
cuore, hanno realizzato una consonanza spirituale e vivono l’azione
che compiono in una condizione di quiete mentale, svegli ed eccezionalmente
sensibili. Ben altra è la condizione di chi ha ambizioni
o persegue idealismi o ideali; di chi ha insomma una qualche tensione
che il più delle volte accompagna l’azione con la
stoltezza della rabbia e il cattivo proposito di sopprimere chi
è soltanto diverso. Questi vivranno la lotta come un susseguirsi
di immagini, fantasie e stoltezze e non conosceranno il vero cuore
che nasce dal silenzio dello spirito. Io credo che ogni gesto
originato da quel silenzio si propaghi senza fine a formare quella
trama per lo più invisibile ma che tuttavia comprende e
trafigge tutti noi formando il fuoco di quel cambiamento che col
tempo giusto produrrà una Nuova Umanità. Dignitosa,
virtuosa e vivente. Tutto il resto è disordine.
A cura di
Giuseppe Costa