Benvenuto su JapanForever
Members
Nickname

Password

Traditional
· JF Viaggi in Giappone
·
Generalità
· Storia
· Architettura
· Industria
· Cinema
· Teatro
· Pittura
· Musica
· Cucina
· Libri
· Lingua
· Bonsai
· Giardini
· Ikebana
· Origami
· Nomi
· Sport
· Arti marziali
· Samurai
· Manga & Anime
· J-Pop
· J-Rock
· Immagini
· J-Girls
· Links
· MIX
· Sondaggi

Servizi Free
· Iscriviti gratis
· Search-Cerca
· i-mode
· Lista Membri
·
J-News
· J-News nel tuo sito
· Archivio J-News
· Radio Giappone
· Calendario Eventi
· J-Quiz
· Top Japan Sites
· Mailing List
· Chat
· J-Friends
· Mercatino

· Forum
· Video Spot
· Download
· Web Cams
· Aggiungi tuo sito
Mercatino
· 1: Cerco Galaxy Expre...
· 2: Cerco
· 3: FIOCCHI DI COTONE,...
· 4: VENDO CARTONI ANIM...
· 5: ampia lista dvd sc...
· 6: Vendo Un fiocco pe...
· 7: Dolmen Junior
· 8: Lady Georgie e Il ...
· 9: VASTA LISTA ANIME ...
· 10: BOX ORIGINALI JAP ...
About us
· Raccomandaci
· Collabora con noi
· Support
· Pubblicità
Top Links
· 1: J-Music Italia
· 2: Sayonara Giappone!!!
· 3: Japanese online
· 4: BelGiappone
· 5: Real Japan
· 6: Do As Infinity - sito italiano
· 7: Lupin the 3RD
· 8: Anime Web Turnpike
· 9: ::JPOP-music*Café::..
· 10: Anime Wallpapers
Search - Cerca
www.japanforever.net
JapanForever all about Japan & Manga


:: GIARDINI ::

 

 

L'atteggiamento verso la Natura

E' affermazione ripetuta che il popolo giapponese sia vicino alla Natura, attento alle sue manifestazioni scandite nel tempo, proteso nello sforzo di carpirne l'intima essenza. C'è però da dire che più che vicino alla Natura, esso se ne sente parte integrante, riconoscendo nell'animo umano una componente "naturale", che non è altro che il diretto prosieguo dell'ambiente che circonda l'uomo. Il culto giapponese per la natura ha radici antiche, che addirittura affondano nell'alba della storia nipponica, quando al mito si sostituiscono le prime fonti documentate. Il mondo fenomenico naturale era sentito come una componente potente e sublime, meravigliosa e terribile, ed ancora oggi costituisce la base della religione autoctona del Giappone, lo Shintoismo. Tale credo religioso attribuisce un'anima ad ogni manifestazione naturale, sia essa un elemento sensibile, come una roccia o una pianta, oppure un evento transitorio, quale un acquazzone od un'alba. Questi "spiriti" vengono definiti Kami, talvolta non benevoli, richiedono una particolare venerazione in virtù del loro carattere superiore, ma non trascendente. Già attorno al IV secolo nei boschi vennero costruiti dei santuari dedicati a diversi Dei, riconoscendo in tal modo alcune località come più adatte al culto animistico ed indicando l'inizio dell' area consacrata mediante un Torii, ovvero un grande portale, solitamente in legno. Tra il IX ed il XII secolo tali santuari furono integrati da templi buddisti, che però non si sostituirono prepotentemente alla precedente architettura, bensì, nel più puro stile nipponico, cercarono di fondersi rispettosamente tra le opere artistiche e il paesaggio naturale preesistente. Di fronte al divenire biologico della natura l'uomo prende coscienza della temporalità, del proprio carattere effimero, ma non se ne cruccia, anzi lo trasforma in una "conditio sine qua non" del godimento terreno. L'amore per la natura ne vuole dunque esaltata la bellezza, ed è forse a tale fine che si deve la perfezione raggiunta dall'arte della disposizione floreale, l'Ikebana, che conosce il suo apogeo nel periodo Momoyama. Ancora oggi, nonostante la progressiva evoluzione e la scissione in varie scuole, i tre elementi vegetali fondamentali dell'Ikebana rappresentano il Cielo (Shin), l'Uomo (So) e la Terra (Gyo), combinati in un insieme armonioso dove i rami e i fiori, sebbene recisi, non perdono la loro vitali

 

 

Torii di fronte all'isola di Miyajima Esempio di integazione tra costruzione e
giardino nella Villa di Katsura

 




L'evoluzione del senso estetico

Per meglio comprendere l'origine e l'unicità del gusto estetico giapponese, quale ancora oggi lo ritroviamo nelle realizzazioni di molte forme artistiche, come quella del giardino, diviene utile considerare in retrospettiva storico-culturale l'evoluzione che esso ha compiuto in corrispondenza sia di cicliche influenze straniere, sia di mutamenti significativi della storia interna. Come ogni popolo, anche il Giappone è stato caratterizzato da fenomeni di moda e costume, con la particolarità che in questo Paese si sono evoluti in maniera autonoma ed isolata per lungo tempo, senza influenze straniere. Quando poi tali influenze si sono affacciate al panorama sociale e culturale nipponico, si sono da principio prontamente diffuse, salvo poi essere selettivamente integrate, modificandole però, quasi al di là del riconoscibile, sino a farle rinascere ad un carattere più autonomo e più consono alle tradizioni precedenti ed al gusto tipicamente giapponese. Si possono quindi identificare le varie tipologie di sentimenti estetici avvicendatesi nei vari periodi storici, per tentare di penetrare più profondamente il gusto che ha portato alla creazione dei fatti artistici concreti. L'ideale estetico del periodo Nara (710-794) si riassume nel termine "Makoto", che letteralmente vuol dire "sincerità", ed esprime la spontaneità e l'intensità di un sentimento, suscitato dalla visione del bello così come esso appare, senza mediazioni intellettuali o emozionali soggettive. E' l'atmosfera dominante del Manyoshu, un'antologia di poeti d'eterogenea estrazione sociale ma di comune gusto artistico, considerata la maggiore opera letteraria del periodo. La preferenza per una semplicità schietta e disadorna non cesserà, con le dovute trasformazioni, di influenzare anche le epoche successive.

Nel periodo Heian (794-1186) l'ideale estetico si esprime invece nel "Mono no Aware", che indicativamente si può tradurre con "commozione, sentimento ispirato dalle cose". Si riferisce evidentemente al trasporto emotivo dell'uomo, che desidera vivere in stretta comunione con il mondo sensibile, per carpirne i segreti dell'anima. Tale sentimento sfocia spesso in una delusa malinconia, che non di rado si compiace di sé stessa, dovuta all' incapacità di raggiungere una bellezza intuita ed anelata, al percepire il pathos dello splendido mondo naturale, struggendosi di fronte alla sua incontrovertibile transitorietà. Contemporaneamente, in quest'epoca si sviluppa anche il concetto di "Miyabi ", "eleganza raffinata", eleganza dovuta alla possibilità da parte della classe aristocratica di coltivare il gusto, fino a farlo divenire estremamente sofisticato. Regole estetiche ben definite sono ora applicate ad ogni aspetto della vita, condizionando fino al più minuto dettaglio le azioni quotidiane dei cortigiani, educati ad apprezzare più le doti artistiche che i valori etici. In epoca medioevale l'amore per l'eleganza diventerà l'aspirazione tradizionale dei guerrieri, quando il Miyabi si trasforma in "Yugen", ovvero il "mistero della profondità", dove l'individuo scompare, ed il centro del divenire è ora il mondo circostante, maggiormente degno d'attenzione. Se la splendente epoca Heian apprezzava tutto ciò che era nuovo e fresco, tutta l'era feudale predilige ciò che è antico, incompleto. Vede tra i suoi canoni estetici una bellezza tranquilla, quasi dimessa, che offre un'apparenza d'antico e di rustico (ideale di "Wabi"). Particolare importanza riveste anche il concetto di "Sabi ", in altre parole la patina che il tempo regala alle cose, come il muschio che ricopre le rocce.

Un'altra importante tappa dell'evoluzione artistica è caratterizzata dall'introduzione della cerimonia del The, che, verso il XV secolo, con il gran maestro Sen no Rikyu, era diventata un'autentica disciplina Zen, esercitata per allontanarsi dalle cure mondane, e quindi esigeva un ambiente architettonico ed artistico circostante adeguatamente naturale, semplice e sobrio, in linea con i più puri canoni Zen, giardino compreso. Si ebbe quindi la nascita di un'architettura specializzata, dove la Sukiya, la casa del the, enfatizza le qualità del Wabi e del Sabi, introducendo al contempo il concetto di Shibumi, " sobrietà ", che vuole la raffinatezza celata sotto dimesse apparenze. L'arte del The rappresenta la sintesi dei migliori esiti artistici dei periodi Muromachi (1338-1573) e Momoyama (1573-1600): la nascita del giardino del the n'è solo un esempio, ma lascia sul mondo giapponese peculiari aspetti ancor oggi rintracciabili.



Dall'origine all'Età Aristocratica

L'origine del giardino giapponese si può far risalire al Periodo Kofun (300-552 d.C.), detto anche periodo dei Tumuli, data l'usanza di seppellire i nobili in giganteschi tumuli di terra, ricoperti oggi da fitta vegetazione, circondati da un fossato. Naturalmente in questo caso l'accezione del termine "giardino" non è quella attuale, ma va inteso come sistemazione del territorio, in una forma concettualmente vicina a quella del giardino collinoso, lo Tsukiyama Sansui. Secondo quanto spiega Teiji Ito, ancora oggi in giapponese "giardino" viene indicato con il termine "Niwa", in riferimento al giardino anticamente dedicato ai riti Shinto, detto Yuniwa, ed a quello usato per le cerimonie, l'Oniwa.

Verso l'inizio del VI secolo, con la scissione dei poteri politico e religioso, lo Yuniwa sopravvisse solo accanto ai templi, mentre le caratteristiche dell'Oniwa cambiarono costantemente. Uno dei più famosi esempi di Yuniwa è quello del tempio di Ise, originariamente del VII secolo ma ricostruito ogni 20 anni per mantenerne intatta la freschezza, immerso nella foresta, in cui si aprono degli spazi di ghiaia fiancheggiati dalla presenza del Sakaki (Cleyera Japonica). Già dal IV secolo i giapponesi iniziarono ad avere contatti con il continente, ed i pellegrini al loro ritorno portavano in patria le impressioni ricavate dalla visione di altri paesaggi, rimanendo particolarmente affascinati dal mare e dalle zone costiere continentali, il che spiega l'atmosfera marittima degli Oniwa del tempo. Tale circostanza spiega anche perché il giardino allora assunse il nome di "Shima", che letteralmente vuol dire "Isola", appellativo destinato a sopravvivere anche nei successivi periodi di Nara ed Heian.

Lo stesso Nihonshoki, una cronaca storica del 720, fa riferimento al Ministro Soga no Umako, chiamandolo "signore dell'isola", data la grandezza e la bellezza del suo giardino, oramai scomparso. Sia in Cina che in Corea esistevano validi artigiani, che emigrando in Giappone portarono con loro le alte conoscenze artistiche che possedevano. Se, nei giardini del continente la tipica collinetta rappresentava il monte Sumeru, ritenuto il centro dell'universo buddista, l'isola proveniva invece dalla tradizione taoista, che tra le sue leggende vantava anche quella dell'esistenza dell' "isola dei beati", ribattezzata dai giapponesi "Horai":infatti l'introduzione del buddismo in Giappone, avvenuta nel 538 attraverso il re coreano Paekche, aveva portato con sé il costume di porre nel giardino piccoli laghi con isole e collinette artificiali. L'epoca di Nara è pregna della cultura cinese, non solo per quanto riguarda il buddismo, ma anche per l'umanesimo confuciano e l'amore per le belle arti. Mentre il giardino delle abitazioni confuciane è di tipo paesaggistico, in cui per riprodurre la compagine naturale sono presenti anche animali, uccelli e pesci, le abitazioni riflettono il simmetrico stile cinese, come ci riferisce il Manyoshu.

Tuttavia, con il passare del tempo, i giapponesi inizieranno a filtrare gli influssi esterni, per mantenere solo ciò che è loro più consono. Ne è un esempio lo stile architettonico Shinden, usato per le case dell'aristocrazia del Periodo Heian, che riesce a combinare armoniosamente elementi cinesi e giapponesi. In questi edifici ogni stanza è una costruzione staccata dal suolo, separata dalle altre, ma unita da una serie di camminamenti coperti; i tetti sono ottenuti con tipiche scaglie di corteccia di conifera e le ripartizioni interne sono di legno dipinto. Lo stile dell'abitazione Shinden è piuttosto statico, e concede un'ampia visione dei giardini che si aprono sul lato meridionale. Purtroppo, di tali giardini ed abitazioni poco o nulla è rimasto, ma i giardini imperiali del palazzo di Kyoto sono una riproduzione abbastanza fedele, in grado di restituire l'atmosfera del tempo.

Lo stile della costruzione antistante lo Shishinden, la sala delle cerimonie, conservava la sacralità dello Yuniwa, come quello di Ise, ovvero di un territorio purificato, data la posizione dell'Imperatore, venerato quale incarnazione divina. Il cortile di fronte alla veranda meridionale dello Shishinden è interamente ricoperto di ghiaia bianca, e gli unici elementi vegetali sono un arancio ad ovest ed un ciliegio ad est della scala d'accesso all'edificio. Analogamente davanti al Seryoden, la residenza dell'Imperatore, le uniche piante sono due cespugli di bambù ai lati della distesa di ghiaia, mentre il cortile ad ovest è caratterizzato da cespugli di Lespedeza, che in Giappone si chiama Hagi, i quali hanno valso a tale spazio il nome di Hagitsubo.

Oggi la Lespedeza viene recisa alla radice ogni autunno, perché spunti il verde fresco in primavera, ma ai tempi del Genji Monogatari era lasciata alla sua forma naturale, come testimoniano i dipinti di allora. Il giardino dedicato al diletto dei nobili Heian offriva senza dubbio un'atmosfera meno austera, estendendosi a sud del padiglione principale; possedeva uno stagno, spesso di ragguardevoli dimensioni, in cui erano presenti da una a tre isole, di cui la più grande, Nakajima, situata verso la casa, era collegata al cortile da un ponte ad arco dipinto in rosso vivo, mentre le altre erano collegate tra loro mediante ponticelli piatti. Non mancavano piccoli chioschi e padiglioni sulle rive dello stagno, dove la raffinata e decadente società nobiliare poteva pescare, suonare o poetare al chiaro di luna. Il Laghetto era alimentato da un ruscello (Yarimizu), che nascendo a nord-est passava sotto l'edificio e poteva, con una ramificazione, originare una cascata.

Un esempio di ponticello basso
Un ponte coperto



Se inizialmente il giardino paesistico era costruito secondo i canoni geometrici cinesi, rispettando i principi dei contrasti taoisti e la razionalità confuciana, in epoca Heian, probabilmente in concomitanza con la chiusura storica del paese agli influssi culturali del continente, si sviluppa la moda della riproduzione in piccolo di ambienti nazionali particolarmente famosi per la loro bellezza; ai contrasti si preferisce l'armonia, alla geometria si preferisce l'asimmetria, il gusto estetico del creatore si manifesta ora appieno. L'uso delle pietre ora cambia: se prima rappresentavano le isole immortali taoiste, ora divengono simbolo di isole rappresentanti una tartaruga o un airone, animali cari ai giapponesi, simbolo di longevità.

Nel "Giardino d'Acqua" (Rinsen) dell'epoca Heian, così chiamato per l'abbondanza di tale elemento, gli edifici Shinden arrivano ad affacciarsi direttamente sul lago, per far sì che la natura compenetri profondamente la vita quotidiana, in armonia ai concetti allora dominanti del Mono no Aware e del Miyabi. Accanto alle indicazioni che ci fornisce il Sakuteiki, il manuale di giardinaggio dettagliatamente compilato sul finire dell'Epoca Heian, un'altra importante fonte per noi sui giardini di quel periodo è data dalle brillanti descrizioni contenute nel "Genji Monogatari", il primo romanzo epico della storia dell'umanità, compilato intorno all'anno 1000 da una cortigiana di nome Murasaki Shikibu. Dalle pagine di questo romanzo si evince che nei giardini Heian non mancavano i fiori, presenti in gran numero per rallegrare l'atmosfera, di modo che fosse abbastanza gioiosa per la società nobile, che spesso si dilettava a compiere gite in barca per potere ammirare il giardino da nuove angolazioni. Il giardino d'acqua aveva dunque un lago che produceva una sensazione di riposo nell'ambiente circostante, regalandoai suoi ospiti generose offerte di suoni, profumi e colori. Nel giardino i cortigiani godevano il cambio delle stagioni, organizzando feste con concerti e gare di poesia: ad esempio, in coincidenza con la fioritura dei ciliegi, si divertivano ad abbandonare sullo Yarimizu, il ruscello, delle ciotole ripiene del tradizionale liquore di riso, il sakè, dovendo poi completare una poesia prima che la ciotola raggiungesse la meta prestabilita.

Lo stile dei giardini Heian celebra un potere imperiale ormai privo della sua autorità politica, più preoccupato della ricerca di raffinati piaceri che della meditazione contemplativa della natura. Esempi di impianto del giardino d'acqua si possono ancora rintracciare nei lineamenti dell'area sottostante il giardino Zen del Ryoan-ji e sui luoghi dove erano state edificate le grandi ville private dell'aristocrazia di Kyoto e dintorni. Attorno al XI secolo gli aristocratici, sempre più deboli nel loro potere politico, cercarono rifugio nel buddismo Amidista, già presente in Giappone dal VII secolo. Tale dottrina prometteva la salvezza nella "Terra Pura" del Buddha Amida in cambio di una sincera invocazione. L'instabilità del periodo e la semplicità della dottrina fecero guadagnare all'amidismo molti proseliti, soprattutto tra le classi nobili. Alla luce di tali fatti si capisce perché i giardini della tarda Epoca Heian non siano più un luogo fatto per coltivare il bello e le arti, per la ricerca di raffinati piaceri, bensì tenteranno di essere una riproduzione del paradiso amidista. Come il giardino d'acqua, anche il giardino paradisiaco contiene delle composizioni vegetali e minerali, un laghetto e delle isole, ma l'unità di scena dei paesaggi pastorali tipica del primo diviene ora un complesso di varie parti che rappresentano gli elementi del paradiso di Amida. A differenza del giardino della prima Epoca Heian, che andava ammirato in una veduta d'insieme dall' abitazione o dalla barca, la nuova tipologia di giardino, essendo esso settoriale, va percorsa a piedi, sperimentata come una serie di eventi. Una ulteriore differenza consiste nella funzione del giardino, precedentemente teatro di avvenimenti festosi e concorsi artistici, in seguito ambiente immaginario originato da una fede religiosa. Ne è un esempio il Byodo-in, situato a Uji, nei pressi di Kyoto, con la magnifica Sala della Fenice, che fronteggia un laghetto tranquillo. Le connotazioni distintive del giardinaggio religioso da quello profano non sono sempre chiaramente evidenti, ma anzi i movimenti storici portano a mescolanza e sovrapposizioni, dovute spesso al cambio da giardino religioso a residenza privata, o viceversa.



L'Età Feudale

L'indebolimento della classe nobiliare della tarda Epoca Heian è concomitante con la crescente presa di potere da parte della classe guerriera, che vede stabilirsi il nuovo centro del potere miltare e politico a Kamakura, da cui viene il nome dell'epoca successiva (1192-1338 ). Le famiglie dei Samurai, sebbene non potessero competere con l'autorità imperiale, erano tuttavia alla ricerca di una propria identità. La pulsione spirituale dei Samurai trovò il giusto sfogo nella scuola filosofico religiosa del Buddismo Zen, che ben si adattava allo stile semplice, sobrio e spartano della classe guerriera.

Diversamente dal Buddimo di Amida, lo Zen promette una soddisfazione in questo mondo, in cambio però di una rigida applicazione e disciplina mentale, riponendo fiducia nelle capacità meditative dell'uomo. Il severo autocontrollo non poteva mancare di affascinare i Samurai, essendo lo Zen lontano da complicazioni filosofiche. In verità furono proprio i monaci Zen i maggiori depositari della cultura cinese, specie della Cina dei Sung (960-1279), innalzando il livello culture della classe militare. Nella tarda epoca di Kamakura appare il testo intitolato "Ore d'Ozio" di Yoshida Kenko (1283-1350), poeta di corte e monaco Zen. Tale testo, che raccoglie aneddoti e riflessioni esprimenti la mentalità dell'uomo medioevale, è improntato agli ideali di Sabi e Yugen.

Tra i monaci che conciliarono la creatività artistica con la dottrina Zen spicca tra gli altri Muso Soseki (1276-1351), famoso tra l'altro per aver realizzato a Kyoto il Saiho-ji, popolarmente conosciuto come "Kokedera", il "Tempio del Muschio". Essendo un monaco d'alto rango non avrebbe dovuto occuparsi di giardini, ma a lui si devono il recupero dello stretto rapporto uomo-natura che tanto sta a cuore ai giapponesi, oltre ad un gran numero di innovazioni.


Il ponte di pietre Sawatari IsshiIl giardino del Saiho-ji appare tutt'oggi diviso in due parti distinte: una zona spaziosa contenente il laghetto attorno al quale si svolgono piacevoli sentieri percorribili, immersi tra la vegetazione, ed una zona dedicata al giardino secco, tipica espressione della cultura Zen, in cui non esiste altro elemento se non quello minerale: le rocce sono abilmente disposte a simulare isole immerse in un mare di ghiaia, che lega perfettamente con i sassi piani posti per praticare Zazen, la meditazione seduta. Nella cascata arida, sussiste l'immancabile rappresentazione del monte Sumeru. La contrapposizione di due ambienti tanto differenti sembra suggerire da un lato il ricordo di un'atmosfera giocosa, quale era quella tipica dell'Amidismo, dall'altro una dimensione terrena un po' più disincantatamente realistica, constatata dallo Zen.

L'utilizzo delle rocce vuole simboleggiare la forza della resistenza all'acqua che scorre, tanto più violenta quanto immaginaria, ispirata da un momento in cui l'unico sollievo dalle guerre civili che dilaniavano il Paese era rappresentato dall'ascetismo dello Zen.
Le rocce scelte da Muso Soseki nascondo una forte impronta creativa, che viene tramutata per ottenere un intenso effetto estetico. La presenza del muschio pare che non fosse inizialmente prevista, ma che sia dovuta ad una scarsa manutenzione durante il Periodo Meiji (1869-1911). La composizione del Giardino voluta da Soseki, nominato dall'Imperatore Kokushi, ovvero Maestro Nazionale, ebbe molti influssi sulle epoche successive, tanto che lo Shogun Yoshimitsu (1358-1408), del Periodo Muromachi (1338-1573) lo prese a modello per la sua villa residenziale nei dintorni di Kyoto, dove ancora oggi è possibile ammirare il Kinkakuji, il Padiglione D'Oro. Nel Saiho-ji vennero inoltre costruiti dei padiglioni appositi per la degustazione del The.

Il passaggio del potere nelle mani della famiglia Ashikaga, che seppe tenerlo per oltre 200 anni, a partire dal 1336, coincise con uno dei periodi più turbolenti della storia del Giappone, a causa dello scisma della corte imperiale, distaccata a Yoshino, dal potere militare a Kyoto. Ashikaga Yoshimitsu ridiede relativa tranquillità al paese ponendo fine a tale stato di cose nel 1392. Fu anche un grande cultore delle arti, e si preoccupò di ristabilire i contatti con la Cina. Costruì la sua villa, chiamata Kitayama, su di un luogo dove esisteva già un giardino "paradiso", che egli risistemò, mantenendo il lago e la composizione delle rocce simboliche, ma lo arricchì, secondo gli insegnamenti del maestro Muso Soseki, di un Padiglione per il The sulla collina, dove trovava posto anche il Giardino di Pietre. Il lussuoso Padiglione del Kinkaku-ji, per chiamarlo con il suo odierno nome, si affacciava sulle acque del laghetto, incurante della miseria del tempo, ribadendo il concetto di lusso aristocratico, retaggio dell'Epoca Heian, e per la prima volta distaccandosi dallo stile Shinden, usato per il primo piano ma non per quelli superiori. Anche il nipote Ashikaga Yoshimasa, ottant'anni più tardi, prese il Saiho-ji come modello per la sua villa, ora chiamata Ginkaku-ji, Padiglione d'Argento, senza tuttavia tentare di emulare lo sfarzo dell'antenato. Il luogo dove venne eretto il Ginkaku-ji, detto Higashiyama, diede il nome a tutto il movimento artistico successivo, collocato nella seconda metà dell'Epoca Muromachi, che diede notevoli frutti nonostante la sanguinosa guerra Onin (1467-77) provocata dai vari Daimyo che volevano il potere, incuranti dello Shogun, più mecenate delle arti che condottiero militare.

L'altra grande opera del maestro Soseki fu il giardino del Tenryu-ji, che, con il suo lago senza isole e le particolari sistemazioni delle rocce, segnò un importante punto di passaggio: dal giardino vasto, creato per passeggiare
e divertirsi, al giardino più ridotto, ispirato da atti meditativi o fideistici, adatto alla contemplazione. Il "Giardino Secco" (Karesansui), sviluppatosi successivamente, è un tipico esempio di tali condizioni: composto da rocce, sabbia e pochissimi o nessun vegetale, è l'espressione più tipica della semplicità, o addirittura del minimalismo tipico dello Zen, e, rispetto al Karesansui del Periodo Heian, già descritto nel Sakuteiki, si presenta più astratto e simbolico. Lo Zen proibiva le copiature, richiedendo uno sforzo intellettivo personale per trovare la realtà ultima delle cose e la comprensione della natura del Buddha, quindi i Giardini Secchi divennero il risultato della dimensione spirituale propria dell'artefice, proteso nella comprensione della realtà attraverso il contatto visivo con gli elementi più semplici della natura.
Il Karesansui del Daisen In
Se in precedenza l'elevata estensione del giardino costringeva i creatori ad adattarsi alla precedente conformazione e morfologia del terreno, ora l'area ridotta consentiva di creare una conformazione autonoma, che finì per divenire interamente piatta (Hiraniwa), voluta per l'osservazione da un punto preferenziale della casa. La rappresentazione rimane talvolta quella di un ambiente naturale in scala ridottissima, in cui sopravvivono riferimenti religiosi, talvolta invece è un ambiente astratto, reso incisivo dall'essenzialità stessa dell'elemento minerale. L'assenza dell'acqua non è assoluta, dato che viene rappresentata dalla ghiaia, rastrellata a disegni che ne simulano il movimento e la luce, rendendo le rocce delle isole. Dal punto di vista funzionale la mancanza dell'acqua può essere data dall'oggettiva difficoltà che offre un territorio così piccolo quando si voglia offrire l'illusione di un paesaggio in grande scala, oltre che dall'effettiva mancanza di un adeguato rifornimento idrico. Va anche considerato che l'acqua avrebbe provocato la crescita di vegetali indesiderati.
Le recinzioni, di pietra o vegetali, che celavano i giardini Zen al loro interno non offrivano pura distrazione estetica all'osservatore, ma un paesaggio che richiedeva una mediazione catartica, un certo sforzo intellettivo. La tranquillità interiore che lo Zen prometteva attirò di conseguenza la classe guerriera, avvezza all'autodisciplina, ma al contempo esasperata dalla barbarie e dalle sanguinose lotte che dilaniavano il Paese.

Il giardino del Daisen-in venne fondato verso il 1500 dall'abate Zen Kogaku Soko come tempio minore
del grande complesso del Daitoku-ji, a nord di Kyoto. E' uno spettacolare esempio di paesaggio in miniatura, ed occupa una striscia di non più di tre metri di larghezza, lungo i lati nord ed est della "sala degli ospiti". Va osservato dall'interno della costruzione, ed il senso di lettura va da sinistra verso destra: una piccola cascata secca si trasforma in un torrente , che procedendo tra i sassi in direzione est dà origine ad un tranquillo lago, in cui "galleggia" una piatta nave di pietra, e non mancano le rocce simboleggianti le isole della tartaruga e dell'airone.
Il cortile a sud è invece un tranquillo lago di sola sabbia, l'unico l'elemento presente. E' comunque notevole l'impressione che si ha di un grande paesaggio, ottenuto in uno spazio così ristretto grazie al sapiente uso dei minerali e di pochi vegetali potati ad arte. Il disegno del Daisen-in viene generalmente attribuito allo stesso Kogaku, che lo volle probabilmente per esercitarvi la meditazione Zen, in collaborazione con Soami (1480-1525), pittore del tempo di una certa fama.
Va anche spesso menzionato che i monaci giardinieri, chiamati Ishitate-So, si avvalevano spesso dalla manovalanza di operai reclutati dal popolino, che si dedicavano alle mansioni più umili, chiamati Kawaramono.


Una Veduta del Kinkakuji
Un esempio di Giardino Secco Zen




Sovente però queste persone riuscivano a migliorare la loro posizione sociale specializzandosi in mansioni più raffinate, come il giardinaggio. Il giardino karesansui più famoso e più visitato del Giappone è sicuramente il Ryoan-ji di Kyoto. La storia di tale edificio è diversa da quella del Daisen-in, essendo nato sul terreno di una villa di epoca Heian, occupato da un giardino d'acqua che si trasformò in un giardino "secco" di un tempio Zen solo dopo l'acquisto del complesso da parte del capo militare Hosokawa Katsumoto.
Secondo le fonti a noi date l'aspetto di quel fazzoletto di terra doveva essere ben diverso, dato che viene descritto come ornato da ciliegi penduli, che alla loro morte vennero eliminati, mentre fu mantenuta la disposizione delle rocce, la cui bellezza era ora esaltata in primo piano. Si eresse inoltre il muro di cinta per separare questo ambiente da quello circostante. Assegnare la paternità di questo giardino è cosa assai ardua: alcuni lo attribuiscono ai pittori Soami e Sesshu, oltre che a vari monaci Zen, mentre è certa la collaborazione di alcuni Kawaramono, dato che sono state trovate le loro firme sulle pietre. La composizione è formata da 15 rocce, disposte secondo uno schema di 5-7-3, la cui forza e solidità, dimostrata dalla patina di muschio che le ricopre, contrasta armoniosamente con la delicatezza eterea del "mare" di sabbia che le circonda.

Si è ormai persa la rappresentazione veristica del paesaggio, tipica dei giardini come il Daisen-in, a favore di un astrattismo che pretende di abbracciare con la sua essenzialità la verità profonda del cosmo intero. Si è tentato di dare numerose spiegazioni della sistemazione delle rocce del Ryoan- ji: alcuni vedono in esse una madre tigre che protegge i cuccioli dall'assalto di un demone, altri un mare in cui affiorano salde le isole della tradizione taoista, altri un cielo tra le cui nuvole spuntano le cime dei monti.
Al di là delle varie interpretazioni rimane invece l'oggettiva solidità delle rocce, disposte in armoniosa asimmetria (Utsuri), che ripropongono all'infinito la loro tranquillità e la loro sobrietà, in una eleganza che rifugge lo sfarzo. Se Kyoto è la capitale incontrastata del gusto e dell'eleganza nipponica del periodo medioevale, è pur vero che altre città tentarono di rivaleggiare con essa per volere dei loro Daimyo: è ad esempio il caso della famiglia Ouchi di Yamaguchi, che commissionò il progetto del giardino del Joei-ji a Sesshu Toyo, monaco Zen e famoso pittore monocromatico dell'epoca.
Sebbene il giardino del Joei-in possieda un laghetto con le caratteristiche isole taoiste, a forma dell'ideogramma cinese "cuore" ("kokoro" in giapponese), è assimilabile alla tipologia del giardino secco, dove la sabbia è sostituita dal prato, in cui sono sistemate ad arte delle rocce e dei cespugli tagliati bassi che portano il nome di montagne famose (Karikomi).

Masahiro Ouchi fece costruire nel giardino esterno uno Shoin, la stanza dello studio per i monaci tipica dei templi medioevali. Tale costruzione è importante perché segna il passaggio dallo stile architettonico Shinden, tipico del periodo Heian, a quello Shoin, appunto, che ha origine in epoca Muromachi.
L'abitazione Shoin è composta da locali suddivisi tra loro da pannelli di legno dipinto (Fusuma), mentre è separata dall'esterno da altri pannelli, composti però da un'intelaiatura di legno e carta di riso traslucida, che lascia filtrare la luce dall'esterno. Le stuoie per il pavimento non sono più composte da piccoli pannelli mobili, ma sono ora un unico pezzo che ricopre tutto il pavimento. Fulcro dell'intera abitazione è il Tokonoma, una specie di reliquiario su cui vengono esposti i tipici rotoli verticali di carta dipinti, (Kakemono), o le composizioni floreali (Ikebana). Parallelamente allo sviluppo architettonico, in quest'epoca assistiamo ad un eccezionale sviluppo della cerimonia del The, che si avviava a raggiungere una posizione di tutto rispetto nelle arti tradizionali del Giappone medioevale.


Il karesansui del Ryoan Ji
Il Karesansui del Daisen In

 

 

 

 

 




JapanForever is Copyright © 1999-2008 by J-Style. & Mirko Zax
P.IVA 01687800225
Web site engine's code is Copyright © by PHP-Nuke

Vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, dei contenuti senza autorizzazione di Tridentum Web Solution
Tutti i diritti sulle immagini, suoni e quant'altro coperto da eventuale copyright, sono proprietà dei rispettivi autori.