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:: GIARDINI ::

 

Dal tardo feudalesimo ai tempi premoderni


I travagli dell'Epoca Muromachi, anche se non avevano impedito il fiorire delle arti e della cultura Higashiyama, avevano indebolito tutte le famiglie dei Daimyo, impegnate nella lotta per il potere. L'influenza dello Shogunato Ashikaga vacillava, e conseguentemente vacillavano anche quei gruppi cui dava appoggio, come il clero Zen.

Mentre la nobiltà di Kyoto cercava rifugio lontano dalla capitale, nei distretti di periferia una nuova classe andava fortificando il proprio potere: personalità militari che riuscirono a sopravvivere organizzando entro le mura del proprio castello un esercito di vassalli agguerriti.
Finalmente il Paese venne riunificato sotto la guida di Toyotomi Hideyoshi (1536-98), che si fece erigere, quale emblema della propria potenza, un castello sulla collina di Momoyama, che diede nome a tutto il periodo che va dal 1568 al 1600. Venne imitato da tutti i Daimyo che ne ebbero la possibilità, e quei castelli divennero, oltre che custodi del potere politico, anche culla di tutte le innovazioni culturali, stimolate anche dal contatto con il mondo cristiano ad opera dei missionari portoghesi.
Alla ricchezza ed allo sfarzo delle pitture che adornavano i castelli, oltre che alla loro stessa architettura, che si deve la fama di periodo dorato che ebbe l'Epoca Momoyama. Tale sfarzo provocò però al contempo come reazione l'amplificarsi della semplicità elegante sostenuta dai cultori del The.

Un sentiro di pietreIl maestro esteta Sen no Rikyu (1522-91) aveva fatto evolvere la cerimonia del The in un rituale raffinato e complicato, sebbene in apparenza molto umile (Wabicha), che richiedeva non solo un locale di specifica architettura, ma anche la sistemazione in un certo modo del giardino ad essa adiacente (Chaniwa), nato inizialmente per essere osservato dalle finestre o dalla veranda della sala della cerimonia, che non andava però disturbata da un paesaggio troppo vistoso, richiedendo quindi un parco uso di piante.

Sen no Rikyu sostenne che la casa da the dovesse essere un piccolo ambiente, chiuso, raccolto, per favorire al massimo la spiritualità dell'evento. Tale regola però consentì una maggiore libertà di sistemazione del giardino esterno, purché fosse progettato in sintonia con l'atmosfera del luogo. Il giardino divenne quindi poco più di un sentiero allungato dal cancello d'entrata alla casa da the, (Chashitsu), passando per il locale d'incontro e di attesa (Machiai), e prese il nome di Roji, "Sentiero Rugiadoso".
Era disegnato per preparare psicologicamente gli ospiti, ad entrare nel regno del the, lasciandosi alle spalle gli affanni esterni. Lungo il percorso si susseguono spazi ristretti, che non consentono prospettive profonde, ma solo corte visuali, non suscitando una forte emotività. Se la parte iniziale del giardino è volutamente rilassata, a mano a mano che ci si avvicina alla casa del the si fa strada una sensazione di ordine che spinge al raccoglimento mentale. La concentrazione della persona è fondamentale, e quindi si aboliscono tutti i fiori e gli elementi che possano in qualche modo distrarre l'ospite, preferendo l'austerità e la continuità dei sempreverdi e del muschio.
Uniche eccezioni concesse sono un acero che con le sue foglie colori di rosso l'autunno, o un susino che con la sua fioritura annunci l'arrivo della primavera. La semplicità del giardino esterno contribuisce inoltre a valorizzare le l'esposizione dell'immancabile Ikebana, posto sul Tokonoma all'interno della Casa del The.

L'introduzione del Roji segna l'ingresso nei giardini di nuovi ed importanti elementi, che sono rimasti anche fino alla tradizione odierna: fanno infatti la loro comparsa le pietre tagliate per il pavimento, le lanterne di pietra, le vaschette per sciacquarsi le mani e la bocca e talvolta una pagodina o un pozzo.
Tali elementi hanno uno scopo sia decorativo che funzionale. La grandezza dell'artista, una volta stabiliti gli elementi del giardino, sarà quella di disporli in una combinazione che risulti unica e geniale, senza copiare altri artisti o ripetersi. Progressivamente la casa del the assume l'aspetto di un eremo sperduto tra le montagne, immerso nella vegetazione selvatica, con una simulazione che ne caratterizzerà lo spirito fino ai giorni moderni.
Anche oggi nel Chaniwa le tonalità non sono mai sgargianti. L'ambiente sottilmente dimesso crea una situazione ombrosa, tranquilla, lontana dagli affanni e dal frastuono urbano, che evoca il sentimento dell'antico, lasciando che il muschio ricopra di morbide macchie le lanterne di pietra, sentimento dato dal calore del contatto con il legno grezzo , creando una sensazione d'insieme rustica, ma gentile.
Le piccole aperture che conducono all'interno della stanza della cerimonia costringono il visitatore ad abbassarsi, mettendolo in atteggiamento di umiltà, così come le basse vaschette di pietra, indispensabile per accostarsi al significato della cerimonia con lo spirito disposto nella giusta maniera.
All'interno dell'ambiente il collegamento con la natura non è interrotto, ma prosegue attraverso i fiori disposti sul Tokonoma, il contatto con i semplici materiali degli utensili del The, i motivi floreali riportati sulle tazze e sul Kakemono.

La tradizione ed il gusto dei giardini del the si sono mantenuti, sebbene modificati dall'evolversi del costume e delle mode, fino al giorno d'oggi, identici nelle motivazioni originarie. Anche oggi si possono trovare esempi di Roji tra i giardini degli alberghi o presso le case di famosi maestri d'arte.
Tra le entità storiche di maggior valore artistico vanno evidenziati , a Kyoto, i giardini del Koho-an, Juko-in, all'interno del Daitoku-ji e quelli delle scuole d'arte del the Ura Senke e Omote Senke, che si sono fatte carico dell'impegno di tramandare gli insegnamenti del maestro Sen no Rikyu già dal XVII secolo.
Numerosi giardini del The vengono attribuiti a Kobori Enshu (1579-1647), grande personalità artistica del suo tempo, specie nel campo dell'architettura e del giardinaggio. La sua creatività giunse a rivoluzionare i dettami artistici ed i metodi di lavoro ancora impiegati all'inizio del XVII secolo. Discendente da una famiglia di Samurai destinato a divenire egli stesso un Daimyo, aveva studiato profondamente la cultura Zen, per questo fu chiamato a supervisionare i lavori di costruzione di numerosi giardini e case del the, lavorando con un gruppo di parenti ed affiliati che si attenevano scrupolosamente alle sue istruzioni.

Il suo metodo di lavorazione, spesso originalissimo, introdusse negli elementi del giardino delle sorprendenti novità per il tempo, come i Karikomi, gli arbusti tagliati in volumi netti, ed i Kiriishi-bashi, i ponticelli ricavati in un'unica pietra squadrata, o ancora le pavimentazioni in pietra costituita da pietre tagliate artificialmente frammiste a pietre naturali. La duttilità e la versatilità di questo maestro gli consentirono di sintetizzare tutte le tipologie di giardino precedenti, in uno stile che era in ogni caso nuovo e fresco, che spesso rivela l'arditezza di discostarsi ampiamente dalle regole sottolineate dai manuali. Si attribuisce generalmente proprio a Kobori Enshu, o almeno alla sua supervisione dei lavori, lo spettacolare giardino della Villa di Katsura, sita nella periferia sud-occidentale di Kyoto, voluta dal principe Hachijo no Miya Toshihito.
Un esempio di ponte monobloccoVa premesso che alla fine del XVII secolo lo shogunato dei Tokugawa, la cui sede politicoamministrativa fu trasferita ad Edo, l'odierna Tokyo, aveva portato al Giappone pacificato un lungo periodo di prosperità, rimpinguando le casse della famiglia reale e stimolando un intenso fervore costruttivo ed artistico. Appunto con l'aiuto finanziario dello Shogun fu possibile costruire il gioiello della Villa di Katsura, che fu completata verso il 1659. Il giardino offre uno scenario superbo ed incantatore, dove paesaggi marini si susseguono a paesaggi montani grazie alla topografia appositamente disegnata, che rende le visuali obbligate. Per ammirare tutte le meraviglie che l'ambiente offre è indispensabile percorrere il sentiero che si snoda lungo il lago, e tutte le sue diramazioni, che conducono ai quattro padiglioni per il the, uno per ogni stagione e tutti in differente stile architettonico, al tempietto ed alle altre piccole costruzioni, sparse tra i boschetti e le radure punteggiate da fiori e da innumerevoli lanterne in pietra. L'amore per i particolari traspare dall'assoluta cura con cui sono rifiniti tutti i ponti, sia in pietra che in legno, e nella varietà di fogge delle staccionate e recinti di bamboo. Le pavimentazioni si presentano qui per la prima volta in forma rigidamente geometrica, contribuendo a donare all'ambiente un aspetto possente ma delicato al contempo, dove vecchio e nuovo si miscelano e si completano in un'armonia di contrasti, senza stridore alcuno. Quasi contemporanei alla Villa di Katsura sono il Giardino Sento del Palazzo Imperiale di Kyoto, anch'esso attribuito a Kobori Enshu, e quello della Villa Shugaku-in, voluto come ritiro dall'Imperatore Gomizuno-o.

Se la casata imperiale godeva di tanti vantaggi da far pensare ad un ritorno di farti del periodo Heian, anche personaggi più eminenti ed in vista della classe militare si fecero costruire dei grandi castelli, il cui sfarzo ne esprimeva la forza alla ricchezza raggiunte, quindi delle ville con larghi giardini a testimonianza della loro posizione sociale.
Sono del periodo Edo, infatti, parecchi giardini appartenenti a Daimyo che è il più potenti tra i loro vassalli, gli appartenenti alle famiglie dei samurai, che con il crollo del feudalesimo nel successivo periodo divennero dei parchi pubblici per la loro estensione. Citiamo come esempi lo Skukkei-en ad Hiroshima, e l'Okayama a Tokyo. Tutti questi giardini prendono come modello quello della villa di Katsura, la cui realizzazione coincise con un nuovo modello di giardino, denominato "da passeggio" (Kayu-Shiki-Teien), che non solo consentiva di muoversi entro i suoi ampi spazi, lungo il sentiero che costeggiava il laghetto e le sue diramazioni che, come abbiamo già detto, portavano a dì padiglioni per il the e ad altre costruzioni, ma anzi esige il movimento dello spettatore per essere goduto appieno.


Un esempio di Giardino da PasseggioLa sede di liste che appaiono all'improvviso dietro una curva stretta o al culmine di una montagnola, sono la riproduzione fedele - in miniatura - di famosi paesaggi nazionali, oppure di paesaggi fittizi letterari cui il colto passeggiatore può fare riferimento, come, ad esempio, le associazioni esistenti tra il giardino del principe Genji, ed i giardini della villa di Katsura. Il giardino "da passeggio" non è più luogo di preghiera, ne tantomeno di meditazione come il giardino della casa del the, ma è concepito per appagare uno spirito laico raffinato che aspira unicamente all'approccio con gli elementi naturali per il divertimento dei sensi. È evidente che una località panoramica particolarmente bella all'effetto di valorizzare il potenziale estetico di un giardino, ma esso risulterà tanto più bello quanto più si saprà sfruttare il paesaggio naturale che lo circonda attraverso alcuni accorgimenti, che si riassumono nel nome di tecnica dello "Shakkei", traducibile più o meno come "paesaggio prestito". Lo studioso Teiji Ito rende noto come lo stratagemma progettuale dello Shakkei nei venisse utilizzato sin dal periodo Muromachi, ma perfezionato solo recentemente, grazie anche a Kobori Enshu, e riconosciuto nel XIX secolo con il nome attuale.

In effetti, sin dagli albori dell'arte del giardino, i maestri giardinieri sapevano che il paesaggio andava "catturato vivo", considerandolo come elemento dotato di vita propria, a parità con acqua, rocce, vegetali.
Tuttavia, la tecnica dello Shakkei teorizza alcune regole fondamentali, il cui scopo quello di trasformare una semplice visuale in un quadro tridimensionale, suscettibile di variazione durante i quattro periodi dell'anno, allargando i confini psicologici del giardino, e quindi dello spettatore stesso, coinvolgendo una più ampia realtà naturale.
Qualsiasi giardino può usufruire della tecnica del "paesaggio in prestito", tranne il giardino da the, che lo rifiuta per principio logico, a condizione che sussistano i mezzi tecnici per realizzarlo, quali il cornicione, la veranda di una casa o dei tronchi di alcuni alberi alti distanziati, o ancora un muro o una siepe fitta con cui delimitare il ritaglio di panorama naturale scelto, schermando invece le viste indesiderate.


Se il giardino da the esclude a priori la tecnica dell'arte del "paesaggio in prestito", in quanto contraddice la funzione fondamentale del Roji, che non deve concedere distrazioni, ne fa invece ampio uso il giardino roccioso zen, per estendere lo sguardo contemplativo, fungendo da intermediario tra il primo piano e lo spunto. Pare che nello stesso giardino del Ryoan-ji, il boschetto di pini che circonda il giardino secco, e che ora lo esalta con il suo verde scuro, fosse in realtà tenuto, fino agli inizi del 900, per incorniciare, insieme al cielo, la bella collina Otokoyama, sita ad alcuni chilometri di distanza.
L'estensione e lo sfarzo di vegetazione e di bei particolari dei giardini delle personalità militari del periodo Edo, fanno pensare ai giardini di tipo paesistico "del paradiso di Amida" del periodo Heian, dove però la dimensione naturale è diventata protagonista, ed aperta al mondo esteriore. Questi nuovi giardini da passeggio possiedono anche qualche punto in comune con il Roji, se teniamo presente l'unico riferimento per passeggiare che è il sentiero e il generoso utilizzo di pavimentazione, mentre il gusto appare rinnovato nella creazione delle collinette artificiali (Tsukiya-ma), arricchite dei cespugli potati nella nuova foggia geometrica "a scatola".

Nel primo periodo Edo, quindi, si assiste alla sintesi di tutte le forme di giardinaggio precedenti, le quali non solo sussistano contemporaneamente nel medesimo giardino, ma anche perché le singole tecniche costruttive sono mantenute in parallelo, creando nuovi giardini "secchi" e, soprattutto, a nuovi giardini del the. Purtroppo, nella seconda parte del periodo Edo e negli inizi del periodo successivo, l'Era Meiji (1868-1912), assistiamo ad un calo della tensione creativa, a favore di una ripetitività degli stili irrigiditi dalle consuetudini e degradati da una mescolanza che non riescono ad ottenere l'armonioso contrasto del periodo precedente.


 

Il giardino moderno

La fine dello Shogunato dei Tokugawa, e del periodo di isolamento dell'arcipelago nipponico, già in fase di arsura all'arrivo del commodoro Perry, avvenuto nel 1853, oltre che la restaurazione dell'imperatore Meiji, avevano causato dei grandi cambiamenti sociali, sebbene l'impronta tradizionale del Giappone feudale non fosse stata cancellata.
Si andava però diffondendo un sentimento ammirato e curioso per la civiltà occidentale, che ebbe e evidenti risvolti anche nell'arte del giardino. Il desiderio di possedere i nuovi edifici in stile occidentale, e la conseguente necessità di costruire per essi dei giardini diversi da quelli tradizionali, spinse i giapponesi a copiare modelli stranieri, anche se, nella più pura tradizione nipponica, il gusto estetico d'oltremare non venne mai adottato in modo né da sostituire integralmente ne da prevalere su quello autoctono.


Un esempio di Giardino OccidentalizzatoSi trattò quindi, in quel primo in periodo, di una moda effimera, il cui entusiasmo fu destinato a non lasciare quasi nessuna eredità visibile oggi. Tuttavia, in riferimento ad alcuni esempi prodotti nel periodo Meiji, si nota l'impiego dei fiori che colorano il giardino fino a farlo risplendere di abbagliante bellezza, solo per un breve momento stagionale, in una usanza tipicamente occidentale.
Un esempio può essere il Santuario Meiji, a Tokio, risalente agli ultimissimi anni del 1800, famoso per la fioritura di iris nel mese di giugno. Di una delicatezza più dimessa ma più attraente è il giardino dell'Hoshunin, nel complesso del Daitoku-ji a Kyoto. Sempre a Kyoto si trova il grande giardino del Santuario Heian, costruito nel 1895 dall'architetto Ogawa Jihei. Questi, affermato disegnatore dei migliori giardini del periodo Meiji e Taisho (1912-25), proseguì la tradizione del periodo Edo, rifiutando di inserire però nei suoi progetti le miniature ispirate a luoghi panoramici e storici reali.
Non disdegnò tuttavia di ricorrere all'espediente dello Shakkei previsto da quello stile. Il temporaneo amore per i canoni occidentali scatenò l'interesse per un tipo di giardinaggio amante della praticità, degli effetti vistosi, delle linee artificiali, sviluppato soprattutto nell'area di Tokyo.


Un tale tradimento dell'identità nazionale suscitò una reazione avversa ai cambiamenti rivoluzionari, portando alla concretizzazione di una forma estetica coerente con i canoni autoctoni. E' di quel periodo infatti la nascita e la breve vita del "giardino dei letterati" (Bunjinshiki), che doveva esprimere il gusto semplice e sicuro degli intellettuali esperti di cerimonie letteratura e pittura, fortemente ispirati alla raffinatezza delle opere cinesi, che perseguivano un ideale di eleganza discreta e tranquillo godimento dei particolari belli.
Già nel periodo Tokugawa, nella città di Nagasaki, si trovavano gli insediamenti di portoghesi, olandesi e cinesi, la cui influenza culturale riuscì a filtrare nella compagine nipponica. Dall'Impero di Mezzo, appunto, veniva un gruppo di pittori la cui arte era volta all'uso di colori smorzati e tratto morbido; da loro nacque il movimento sinofilo Bunjin, che, come per la scuola monocromatica di 4 secoli precedente, preferiva dipingere i paesaggi del continente. Nel giardinaggio lo stile Bunjin teorizzava la necessità di arredare con semplicità un piccolo spazio con una o due rocce, un ciuffo di bambù, e qualche specie di fiore per scandire il mutare delle stagioni.
Tale scelta, attenta alla bellezza di piccoli dettagli, rese il corrispondente giardino inadatto a progetti di larga scala, determinandone in vero la precoce scomparsa. L'interesse per la cultura occidentale e la volontà di imitarlo anche artisticamente spinsero i giapponesi dell'impero Taisho (1912-25) a compiere numerosi viaggi in America e Europa, onde conoscere le tecniche artistiche, quindi anche di giardinaggio, assorbendo da ciascuno stile, sia esso europeo o americano, gli insegnamenti più pertinenti e proficuamente adattabili alla loro patria in via di modernizzazione. Dopo il confronto con l'ovest assistiamo allo svilupparsi di una consapevolezza nuova verso il giardinaggio, degno ora dell'appellativo di scienza, tanto da sistematizzarne lo studio con l'apertura di scuole teoriche e pratiche. Da tali istituti emerse sulla scena professionale una nuova figura ben diversa dalla manovalanza, sebbene qualificata, cui in passato era stata affidata la costruzione materiale del giardino. A questi professionisti venne dato il nome di Niwashi.

Tra i promotori che nel XX secolo contribuirono all'elevazione del giardinaggio come arte, il più fulgido esempio fu Shigemori Mirei (1896-1975), il quale volse la sua vita al recupero dei livelli artistici raggiunti dalla cultura nipponica del passato. La sua formazione ebbe luogo presso l'Accademia delle Belle Arti di Tokyo, che lo preparò anche alla cerimonia del the e all'ikebana, affinando così in lui il gusto per il senso estetico giapponese. Fondò a Kyoto la prima associazione per il giardinaggio; si occupò della storia di quest'arte, oltre alla ricerca scientifica e architettonica. Tra le sue opere di costruzione ricordiamo il giardino dello Zuiho-in a Kyoto e lo Shinishi-en all'ingresso del tempio Joei-ji di Yamaguchi, una sua interpretazione moderna del giardino secco zen. La tradizione del giardinaggio prosegue dunque fino ai tempi moderni, diventando però consapevole del proprio intrinseco valore, cumulato attraverso le varie fasi del suo sostrato storico.

Anche il Giappone odierno prova una incantata meraviglia di fronte alle proprie passate opere, e vuole mantenere l'arte acquisita, pur reinterpretandola per le esigenze della realtà presente.
Su tali basi si colloca l'amore per il giardino privato, che anche nelle soffocanti e tentacolari metropoli odierne sopravvive come spazio irrinunciabile, fosse anche per la sola funzione di allargare metafisicamente gli angusti spazi fisici ma anche psicologici dell'uomo affannato dal materialismo imperante.
Questo piccolo angolo verde offre ai suoi ospiti l'occasione del distacco dal caos urbano a favore di una rigeneratrice comunione con la natura primigena. L'importanza del giardino situato nel cortile delle case, detto Tsuboniwa, ha origini antiche, come testimoniano le descrizioni riportate nel romanzo del principe Genji, datato intorno all'anno 1000. Le abitazioni in stile Shinden, infatti possedevano tra una costruzione e l'altra, dei piccoli cortili di separazione tenuti a giardino dagli abitanti delle stanze adiacenti.
Esempio classico è il giardino della Lespedeza nel palazzo imperiale di Kyoto. La tradizione dello Tsuboniwa sopravvisse anche nell'età feudale, come attestano i giardini interni alle residenze dei monaci buddisti; dai siti religiosi i piccoli giardini si diffusero anche in città, situandosi generalmente sul retro dell'abitazione, in uno spazio cinto da un alto muro di argilla su tre lati e dalla veranda della casa sul quarto lato.
Particolare riferimento va fatto per l'arredo dello Tsuboniwa, che riflette il gusto individuale espresso dagli abitanti della casa, non soggetto alle regole indicate nei manuali del tempo. A partire dal periodo Momoyama lo Tsuboniwa risente fortemente della cultura del the, che ne provoca il cambiamento morfologico in base al rinnovato gusto. La pratica di bere il the trova luogo nella stanza affacciata sul giardino, avvalendosi del verde per ottenere un ambiente riposante e al contempo meditativo.

Il giardino "del cortile" fa propri gli elementi tipici del Chaniwa ovvero lanterne, pietre da passo e soprattutto le basse vaschette contenenti l'acqua purificatrice. L'estensione, talvolta assai esigua, non gli permette di emulare al meglio il Roji, da cui si differenzia inoltre in quanto viene contemplato staticamente, in posizione seduta dall'interno della casa. Al giorno d'oggi la superficie riservata al giardino urbano è altamente limitata.
Tuttavia nello spazio concessogli si compie ogni sforzo possibile per ricreare un ambiente quanto più piacevole, che dia l'illusione della vastità grazie ad abili effetti prospettici: ad esempio non si disporrà il gruppo roccioso addossandolo al muro di cinta, ma ponendolo verso il centro in modo da aumentare le visuali. Ciò che è fondamentale è il risultato globale, l'equilibrio, ottenuto attraverso l'eliminazione degli eccessi di vegetazione, garantendo invece la varietà di linee e tessiture, in modo da non stancare mai lo sguardo.

Veduta di un giardino dall'interno di una casa La perfezione è poi raggiunta quando il giardino soddisfa non solo lo spettatore situato al pianterreno, ma anche, quando ne occorra il caso, chi è sito al secondo piano. Il giardino moderno trova quindi svariate possibilità espressive derivandole dalle precedenti tradizioni. Si nota ancora fortissima l'influenza del giardino del the, che maggiormente realizza la di-mensione di tanto anelata tranquillità; è vero anche che in quegli spazi ridottissimi contornati dagli edifici trova l'idonea collocazione il giardino di soli minerali. Se il privato deve accontentarsi dello sgocciolio della fontanella di bambù e del piccolo specchio d'acqua che il poco spazio gli consen-te, negli ambienti destinati al grande pubblico è ancora possibile creare uno stagno sinuoso dove guizzano grosse carpe bianche e rosse, e dove lo scroscio di una cascata rallegri gli affannati sensi.


In conclusione la storia del giardino, fatta di continue evoluzioni, concatenate in una linea ininterrotta, dimostra l'esigenza dello spirito giapponese di non interrompere il rapporto con la natura: a tale scopo può bastare una striscia di terra accanto all'uscio di casa, una pianta ben accudita, una miniatura di giardino (Hakoniwa) un paesaggio su un vassoio (Bonkei), una foresta di alberi nanizzati (Bonsai) un fiore dentro un vaso, poiché è sufficiente un piccolo accenno per ricordare e talvolta enfatizzare una componente essenziale per la umana felicità.




Tavola cronologica di riferimento

Avvenimenti Periodo Storico Giardini
  • 400: corte Yamato realizza unità del Paese
  • 538: introduz. Buddismo e contatto con dinastie cinesi
  • Periodo Jomon
  • Periodo Yayoi
  • Periodo Kofun
  • Periodo Asuka
  • Reien, giardino dei tumuli funerari
  • Yuniwa e Oniwa, giardini sacri
  • Shima, giardino " isola "
  • Sviluppo della cultura cinese e del buddismo
  • Redazione del " Manyoshu "
  • Capitale Nara
  • Capitale Heian (Kyoto)
  • Sviluppo della cultura di corte giapponese
  • " Genji Monogatari "
  • Periodo Nara
  • Periodo Heian
  • Giardino paesistico
  • Affermazione del Rinsen (Giardino d'Acqua) e dello Tsuboniwa (Giardino del Cortile)
  • Fondazione del governo shogunale a Kamakura
  • Penetrazione del pensiero Zen
  • Inizio shogunato Ashikaga
  • Arrivo dei portoghesi, 1543
  • Sen no Rikyu sviluppa la cerimonia del the
  • Periodo Kamakura
  • Periodo Muromachi
  • Affermazione del giardino Amida (Giardino del Paradiso).
  • Giardino paesistico, come quello del Kinkakuji, 1397
  • Karesansui, Giardino secco Zen
  • Prime comparse del Chaniwa, il Giardino del The
  • Consolidamento del potere militare
  • Massimo splendore dell'arte dell'Ikebana
  • Potere shogunale ai Tokugawa ed isolamento politico del Giappone
  • Infiltrazione della cultura occidentale , 1720
  • Arrivo di Perry, 1853
  • Periodo Momoyama
  • Periodo Edo
  • Si sviluppa il Roji, evoluzione del Giardino del The
  • Affermazione del Kayushiki-ten (Giardino da Passeggio).
  • Terminato il Giardino della Villa di Katsura, 1659
  • Riforma Meiji.
  • Tentativi di modernizzazione
  • Guerra Russo-Giapponese
  • Prima Guerra Mondiale
  • Seconda Guerra mondiale
  • Periodo Meiji
  • Periodo Taisho
  • Periodo Showa
  • Periodo Heisei
  • Affermazione del Bunjinshiki (Giardino dei Letterati).
  • Realizzazioni che interpretano in chiave moderna le tipologie tradizionali
  • Riconoscimento occidentale del valore storico ed artistico dei giardini giapponesi

 

 


By
Alberto Costa

 

 




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