Siamo
nel 1865 a Kyoto, gli aspiranti samurai si stanno esibendo di
fronte a dei selezionatori: il capo della guarnigione Shinsen-gumi
Isami Kondo (Yoichi Sai), il luogotenente Toshizo Hijikata (Beat
Takeshi). e Soji Okita (Shinji Takeda), il miglior schermitore
della guardia. Due i prescelti: Sozaburo Kano (Ryuhei Matsuda),
un giovanissimo guerriero dalla bellezza efebica e Hoyzo Tashiro
(Tadanobu Asano), ex samurai di basso rango del clan Kurume. Le
regole sono poche, ma ferree: ordine, disciplina e codice d'onore.
Fin dal primo giorno d'arruolamento, tutti rimangono colpiti dal
fascino enigmatico di Kano. Sul suo conto girano strane voci:
è ancora vergine, porta ancora i capelli secondo la foggia
dei ragazzi, ha tendenze omosessualic La tensione sale a tal
punto che solo un delitto 'riparatore' potrà restituire
l'onore alla truppa. Dall'autore de L'impero dei sensi un altro
grande film sul Giappone dei samurai, gli ultimi samurai.

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Titolo |
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Genere |
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Durata |
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| Tabu'
- Gohatto |
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Drammatico |
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100
min |
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Produzione |
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Distribuzione |
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Shichiku
Films |
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Bim
Film |
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| Sito
Ufficiale |
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Titolo
originale |
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Regia |
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| Vai
! |
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Gohatto |
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Nagisa
Oshima |
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| Sito
italiano |
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Soggetto |
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Sceneggiatura |
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Fotografia |
| Vai
! |
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Nagisa
Oshima |
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Nagisa
Oshima |
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Toyomichi
Kurita |
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Musiche |
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Montaggio |
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Costumi |
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Ryuichi
Sakamot |
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Tomoyo
Oshima |
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Emi
Wada |
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Recensione
Da
sempre affascinato dalla seducente ambiguità e dalla duplicità
dei corpi e delle menti, Oshima, dopo un lungo riposo, rilegge
gli impolverati racconti di Shiba, rimettendo insieme vecchi discorsi
interrotti sulla frammentazione dellIo e prosegue, con sarcasmo,
la demolizione di tutte le icone tradizionali.
Gohatto,
come dire unindagine su ciò che resta dellessenza
del machismo, smontato e parcellarizzato dalla lente bifocale
dellautore che si disinteressa di infrangere definitivamente
il tabù dellomosessualità militare, con una struttura ad
elementi speculari a Furyo: rapporto tra recluta e maestro, attesa
della guerra, potere dello sguardo, sacrificio damore, ma
invece che essere una storica rievocazione di regole e dogmi,
dentro una casta chiusa, diventa un giallo, quasi nero, spiazzante,
immerso in atmosfere rarefatte ed oniriche, popolate da spettri
al di fuori del tempo e della Storia.
Oshima
spezza lunicità del racconto con visioni disilluse e profetiche
che anticipano lestinzione dei guerrieri e riduce allessenzialità
la vicenda congelando ogni tensione nelluso insistito di
primi piani. E un saggio antropologico sulla violenza autodistruttiva
e sul disordine sessuale che condanna la tragica conservazione
del potere per non alterare equilibri di isolamento ed autoannientamento.
Stilizzato e visivamente raffinatissimo, Gohatto, in concorso
a Cannes 2000, resta una profonda ed ossessiva sul diritto di
uccidere, sulla bellezza e sulla morte, unite dal peccato, indissolubilmente,
più di eros e Thanatos in cui la passione resta motore unico ed
ingovernabile di ogni esistenza; è un antistorico viaggio nel
tempo in cui il confine della finzione è portato allestremo,
dentro un set completamente ricostruito in studio che sconquassa
ed irride alla secolare mitologia giapponese.
I
samurai di Oshima sono fantasmi, stanchi eroi di passaggio, pupazzetti
caricati a molla, che restano sospesi nel tempo, corpi cavi a
cui è stata prosciugata ogni emozione e fisicità condannati a
combattimenti perpetui ed inchini meccanici, ma incapaci di incrociare
le spade contro la forza distruttiva della passione. La visione
del regista resta oggettiva e fredda, mai partecipe per accentuarne
il distacco, la non appartenenza a regole donore inflessibili.
Nella
scuola militare, lallievo Sozaburo diventa angelo sterminatore,
ambasciatore del Caos che annienta e sconvolge la comunità, spietato
ed infallibile nei duelli ma debole ed insicuro nei rapporti amorosi.
Se il cinema storico orientale si evolve nella coreografia aerea,
in Gohatto prevale il controllo assoluto di ogni azione come a
cercare e creare un significato intelleggibile di ogni azione,
plasmando la simbologia del movimento con la perfezione esteriore
delle forme.
E
un film sul distacco dalla vita, percorso da un opprimente senso
di morte che resta fuori scena,un racconto sulla negazione del
desiderio che diventa protagonista. Oshima, provocatore per vocazione
e narratore di passioni sfrenate si diverte a stracciare i costumi,
a scomporre armonie e normalizza ogni aggressività a comando con
la sua visione revisionista ed unidea di scrittura cinematografica
che resta affascinante e personalissima in precario equilibrio
tra futuro e trapassato.
by
Domenico Barone