Nel
quadro generale dell'economia giapponese l'industria partecipa
per ca. il 40% alla formazione del reddito nazionale e occupa
oltre il 34% della popolazione attiva; pur denunciando una certa
fase di recessione, predominano tuttora i settori meccanico specie
per la meccanica di precisione siderurgico e metallurgico, chimico
(con il petrolchimico).
Il
Giappone, nel 1989, si collocava al secondo posto nel mondo per
la produzione di acciaio con 107 milioni di t e per quella di
ghisa e ferroleghe (80 milioni di t), in entrambi i casi preceduto
dall'Unione Sovietica. Sovietica. La distribuzione dei complessi
siderurgici è piuttosto vasta, comunque le aree più privilegiate
restano quelle costiere collegate ai grandi centri marittimi d'importazione,
in particolare la zona di Tokyo-Yokohama, di Osaka-Kobe e di Hiroshima.
Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di notevole rilievo è quella
dell'alluminio (ca. 1,1 milione di t di metallo di prima fusione
nel 1989), che poggia interamente su bauxite d'importazione; del
rame (1 milione di t; grande centro di produzione a Onahama),
mentre per lo zinco (oltre 600.000 t) il Giappone è il massimo
produttore; elevate sono anche le produzioni di piombo, magnesio,
ecc.
Potentissimo
è il settore cantieristico, legato alle necessità vitali del Giappone,
nettamente al primo posto in questo campo, avendo varato nel 1988
oltre 4,5 milioni di t di stazza, largamente rappresentati da
navi da trasporto e da petroliere giganti; i cantieri maggiori,
direttamente legati all'industria siderurgica sono quelli di Kobe,
Nagasaki, Yokohama, Aioi, Osaka, Hiroshima, ecc. In espansione
anche l'industria automobilistica, rappresentata da fabbriche
(come la Toyota, la Nissan, ecc.) che riescono a esportare in
tutto il mondo. La dislocazione dell'industria automobilistica
è legata ai grandi centri industriali della costa del Honshu (Tokyo-Yokohama,
Nagoya, Fujisawa, Osaka, Ikeda, ecc.); annualmente si fabbricano
ca. 12 milioni di autoveicoli, di cui 8 milioni di autovetture:
dal 1980 il Giappone è il primo produttore del mondo. Molto importante
è anche l'industria del ciclo e del motociclo, che ha conquistato
numerosi mercati. L'industria di precisione è forse la più peculiare
del ed è il risultato di una oculatissima scelta economica, dato
che i prodotti sono molto elaborati o poco ingombranti, mentre
la fabbricazione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti
ottici giapponesi, tra cui soprattutto macchine fotografiche e
cinematografiche, binocoli, microscopi, proiettori, strumenti
geodetici, ecc. sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti
dell'industria radiotecnica (apparecchi radio e televisori, il
cui numero di produzione annua è di 10-15 milioni) e con gli orologi
(il Giappone ne produce, tra orologi da polso e di altro genere,
ca. 300 milioni di pezzi all'anno), con una colossale avanzata
sui mercati internazionali, internazionali, cui si contrappone
il calo della presenza svizzera.
Affermatissimi
e diffusissimi sono altresì i calcolatori e in genere i prodotti
dell'industria elettronica. Non meno poderosa è l'industria chimica,
che dispone di numerosi impianti, pure in larga misura dislocati
presso i centri portuali; tra le principali produzioni del settore
si annoverano quella dell'acido solforico (ca. 7 milioni di t),
della soda caustica (quasi 3 milioni di t), dei fertilizzanti
azotati (1,4 milioni di t), delle materie plastiche e resine artificiali
(5 milioni di t), quindi di coloranti, prodotti farmaceutici,
ecc. Anche l'industria della gomma è ottimamente rappresentata:
ne produce oltre 1 milione di t di caucciù sintetico (principali
impianti a Kobe, Tokyo e Osaka) in gran parte impiegato per pneumatici
(di cui, con ca. 139 milioni di unità, è al secondo secondo posto
nel mondo dopo gli Stati Uniti) e per le calzature. Un altro settore
dell'industria di base in enorme sviluppo è quello cementizio
(ca. 77 milioni di t di cemento). In espansione è altresì l'industria
della carta, anche se oggi si approvvigiona soprattutto all'estero;
si producono annualmente oltre 10 milioni di t di pasta di legno
(meccanica e chimica) e ca. 25 milioni di t di carta (secondo
produttore mondiale); poderosa è la cartiera di Tomakomai, nell'is.
di Hokkaido.
Il Giappone è tuttora uno uno dei massimi fornitori mondiali di
fibre e di tessuti, benché rispetto ad altri e più dinamici settori
produttivi l'industria tessile abbia visto diminuire la propria
importanza; comunque la tendenza in atto è quella di installare
in altri Paesi, dove la manodopera lavora a costi bassissimi (Hong
(Hong Kong, Taiwan, ecc.), nuovi stabilimenti controllati da capitale
giapponese. Il settore tradizionale è ancora quello del setificio
(103 milioni milioni di m2 di tessuti), ma assai più rilevante
è il campo delle fibre tessili artificiali e sintetiche (di queste
ultime tra fibra e fiocco la produzione è di quasi 1,4 milioni
di t); relativamente limitato è il lanificio, mentre sviluppatissimo
è il cotonificio, con centro principale a Osaka (500.000 t di
filati, 1837 milioni di m2 di tessuti). Sono molto attive la fabbricazione
delle ceramiche (celebri quelle di Seto presso Nagoya) e l'industria
vetraria, che trova nel Paese gran parte della materia prima occorrente.
L'industria
alimentare comprende zuccherifici, numerosi conservifici del pesce,
fabbriche di conserve di frutta e verdura, ecc. Nel settore delle
bevande alcoliche elevata è naturalmente la produzione di sake,
ma enormemente sviluppato è il birrificio (con 56 milioni di hl
il Giapppone è uno dei massimi produttori mondiali); fiorente
infine è la manifattura del tabacco, che produce annualmente oltre
400.000 milioni di sigarette e quantitativi elevatissimi di sigari,
tabacco, ecc.
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