Il
Nihon-go, parlato da più di 130 milioni di persone, è
al decimo posto tra le lingue più parlate del mondo. Il
giapponese standard, che si insegna nelle scuole ed è parlato
dagli annunciatori televisivi, è noto come koku-go, che
letteralmente significa lingua nazionale.
Il
vocabolario giapponese è composto di parole invariabili
(taigen), variabili (yogen),e particelle (teniwoha), usate come
suffissi, che assolvono le funzioni grammaticali e sintattiche.
Pertanto, sotto l'aspetto morfologico, il giapponese rientra tra
le lingue gluttinanti, nonostante l'uso particolarmente specializzato
dei suffissi tenda a farne una lingua di tipo flessivo.
In
epoca storica la lingua giapponese subì l'influenza di
quella cinese, di cui adottò la scrittura ideografica adattandola
però alla lingua indigena. Mentre però l'ideografia
era un sistema di scrittura adatto ad una lingua come il cinese
, il giapponese aveva la proprietà di aggiungere alle radici
verbali e nominali un certo numero di suffissi. Si rendeva perciò
necessario indicare le particelle, desinenze, ecc., che mancavano
nel cinese con segni di valore esclusivamente fonetico. Il problema
fu dapprima risolto con l'adozione di caratteri cinesi usati solo
con valore fonetico (manyogana); poi verso il IX secolo entrò
in uso un alfabeto sillabico composto di 48 segni o " kana
", che erano semplificazioni di altrettanti ideogrammi e
che naturalmente non servivano solo a trascrivere le particelle
ed i suffissi ma anche le voci che non figuravano nel vocabolario
cinese.
Successivamente furono introdotte due forme di " kana ",
i " katakana " e i " hiragana ":
i primi usati soprattutto per la trascrizione di nomi stranieri,
i secondi per indicare le desinenze e i suffissi grammaticali
o per indicare l'esatta lettura degli ideogrammi (furigana).
Le
difficoltà di lettura derivano, oltre che da comprensibili
ragioni mnemoniche, dal fatto che gli ideogrammi potevano essere
applicati tanto le parole equivalenti nel lessico giapponese quanto
i fonemi originali cinesi. L'unica riforma effettiva della scrittura
è stata la riduzione progressiva del numero degli ideogrammi
in uso e la semplificazione delle loro forme nei documenti e nelle
pubblicazioni a vasta diffusione. Nel secondo dopo guerra, infatti,
il governo ha stabilito che gli ideogrammi di uso comune, detti
" toyo-kanji ", fossero 1850 e solo una parte di questi,
precisamente 881, fossero oggetto di insegnamento nelle scuole
elementari. Le riforme non hanno però riguardato solo la
scrittura ma anche la lingua. Lo spiccato regionalismo ha favorito
il fiorire di una grande varietà di idiomi e dialetti che
si sono sviluppati anche grazie alla mancanza , fino al secolo
scorso, di una vera e propria lingua nazionale. In seguito l'adozione
del dialetto di Tokyo come lingua nazionale ha attutito la frattura
che si era determinata nei secoli fra le parlate locale la lingua
scritta, rimasta per lo più al linguaggio cinese.
Riassumendo: